Perché le dita si raggrinziscono in acqua? Non è colpa dell’acqua che entra
Dopo un bagno lungo i polpastrelli si riempiono di pieghe. Non è un semplice effetto della pelle bagnata: è il sistema nervoso a deciderlo, e c'è un motivo.

Basta restare qualche minuto nella vasca o in piscina e succede a tutti: i polpastrelli si coprono di pieghe e solchi. Ma perché le dita si raggrinziscono in acqua? Per molto tempo si è pensato che fosse un effetto passivo, come una spugna che si gonfia. Oggi sappiamo che dietro c’è un meccanismo attivo, controllato dal sistema nervoso, e che probabilmente ha anche un’utilità pratica.
Perché le dita si raggrinziscono in acqua: il ruolo dei nervi
Quando le mani restano a lungo immerse, le terminazioni nervose delle dita avviano una vasocostrizione: i piccoli vasi sanguigni sotto la pelle si restringono, arriva meno sangue e il volume dei tessuti più profondi si riduce. Lo strato esterno della pelle, invece, assorbe un po’ d’acqua e resta della stessa estensione. Il risultato è che la superficie “in eccesso” si piega, formando le tipiche rughe.
La prova che non si tratta solo di acqua che entra nella pelle arriva da un’osservazione nota da decenni: se i nervi che raggiungono la punta delle dita sono danneggiati, per esempio dopo un trauma, le dita bagnate non si raggrinziscono. Se fosse un fenomeno puramente fisico, accadrebbe comunque.
Perché succede solo su mani e piedi?
Il fenomeno è visibile soprattutto su polpastrelli e piante dei piedi. In queste zone lo strato più esterno della pelle è più spesso e ricco di cheratina, e sotto c’è una rete fitta di piccoli vasi controllati dai nervi. Altrove, sul braccio o sulla pancia, la pelle è costruita in modo diverso e il raggrinzimento è quasi impercettibile.
A cosa servono le rughe sulle dita?
L’ipotesi più accreditata è che migliorino la presa sugli oggetti bagnati, un po’ come il battistrada di uno pneumatico che fa defluire l’acqua. Alcuni esperimenti vanno in questa direzione:
- nel 2013 un gruppo dell’Università di Newcastle ha chiesto a dei volontari di spostare biglie bagnate da un contenitore all’altro: chi aveva le dita raggrinzite completava il compito più in fretta;
- una ricerca più recente della Manchester Metropolitan University, condotta su circa 500 volontari, ha misurato la forza necessaria per afferrare un piccolo oggetto: con le dita bagnate e raggrinzite ne serviva meno rispetto alle dita solo bagnate, segno che le pieghe aumentano l’attrito.
Secondo alcuni ricercatori, questa caratteristica avrebbe aiutato i nostri antenati a muoversi su rocce bagnate o a raccogliere cibo in acqua. È un’ipotesi interessante, ma resta appunto un’ipotesi: non tutti gli studi hanno trovato lo stesso vantaggio.
Quanto tempo ci vuole e quando sparisce
Di solito servono alcuni minuti di immersione, ma i tempi cambiano da persona a persona e anche in base all’acqua:
- in acqua tiepida le rughe compaiono più in fretta che in acqua molto fredda;
- in acqua salata, come quella del mare, si formano più lentamente e sono meno marcate;
- una volta usciti, spariscono da sole in poco tempo, quando i vasi tornano a dilatarsi.
C’entra qualcosa con la salute?
Proprio perché dipende dai nervi, il raggrinzimento è stato studiato anche in ambito medico come semplice test per valutare il funzionamento dei nervi periferici, ad esempio in persone che non possono rispondere a domande. Se una o più dita non si raggrinziscono mai, l’interpretazione spetta comunque al medico, che la inserisce in un quadro più ampio: da sola non basta a dire nulla.
Nella vita di tutti i giorni, insomma, le dita “a prugna” dopo il bagno sono un segnale che il corpo funziona come deve. È una di quelle piccole reazioni automatiche, come la pelle d’oca, che facciamo senza accorgercene. E per le mani, il gesto più utile resta sempre lavarle nel modo corretto, senza bisogno di lasciarle a mollo.


