Perché viene la pelle d’oca? Dal freddo alla musica, cosa succede nel corpo
Un riflesso ereditato dagli antenati coperti di pelo, che oggi scatta con il freddo, la paura o una canzone che emoziona. Ecco come funziona e a cosa serve ancora.

Perché viene la pelle d’oca? Basta un colpo d’aria fredda, un film che fa paura o la nota giusta di una canzone, e sulla pelle compaiono tanti piccoli rilievi mentre i peli si sollevano. È un riflesso che non possiamo controllare e che ci portiamo dietro da un passato molto lontano, quando i nostri antenati erano coperti da una pelliccia. Il nome, del resto, dice tutto: la pelle assomiglia a quella di un’oca appena spennata.
Cosa succede sotto la pelle
Alla base di ogni pelo c’è un minuscolo muscolo, chiamato muscolo erettore del pelo. Quando si contrae tira il follicolo, cioè la piccola sacca da cui nasce il pelo: il pelo si raddrizza e la pelle intorno si solleva formando il tipico puntino in rilievo.
Questi muscoli non si comandano con la volontà. A dare il segnale è il sistema nervoso simpatico, la parte del sistema nervoso che lavora in automatico e che si attiva nelle situazioni di allerta, la stessa che fa accelerare il cuore quando ci spaventiamo. Ecco perché la pelle d’oca arriva insieme ad altre reazioni involontarie, come un brivido.
Perché viene la pelle d’oca quando fa freddo?
Negli animali con il pelo folto il meccanismo ha un’utilità precisa: sollevando il pelo si crea uno strato d’aria tra i peli che fa da isolante e trattiene il calore del corpo. È lo stesso principio di un piumino gonfio. Nell’essere umano, che ha perso quasi tutta la pelliccia, l’effetto isolante è praticamente nullo: per questo la pelle d’oca è considerata un riflesso vestigiale, un’eredità dell’evoluzione che oggi serve a poco per scaldarci. Insieme a essa, però, il corpo attiva altre difese più utili, come il restringimento dei vasi sanguigni vicino alla pelle per disperdere meno calore e, se il freddo continua, il tremore dei muscoli, che produce calore.
Perché viene con la paura?
Anche in questo caso la risposta è negli animali. Un gatto spaventato gonfia il pelo, un istrice solleva gli aculei: diventare all’improvviso più grandi e minacciosi può scoraggiare un predatore o un rivale. Nell’essere umano la stessa reazione scatta con la paura o con un forte spavento, perché è collegata allo stesso sistema di allerta che prepara il corpo alla “lotta o fuga”.
E con la musica o le emozioni?
Molte persone conoscono bene i “brividi” che arrivano ascoltando un brano che le emoziona, un discorso commovente o una scena di un film. Gli scienziati li studiano da anni: in quei momenti le emozioni intense attivano lo stesso circuito nervoso automatico, e la pelle reagisce come farebbe davanti al freddo o a un pericolo. Non tutti lo provano con la stessa frequenza, e ciò che fa venire la pelle d’oca cambia molto da persona a persona: è uno dei modi in cui il corpo rende visibile un’emozione.
Ha ancora una funzione?
Forse sì, anche se non quella che pensiamo. Uno studio dell’Università di Harvard pubblicato nel 2020 sulla rivista Cell ha scoperto, nei topi, che i nervi e i muscoli coinvolti nella pelle d’oca comunicano anche con le cellule staminali dei follicoli. In caso di freddo prolungato, questo sistema stimolava la crescita di nuovi peli. In altre parole, lo stesso meccanismo che dà la pelle d’oca nel breve periodo potrebbe, sul lungo periodo, aiutare a produrre una pelliccia più folta. Negli esseri umani resta tutto da capire, ma è un indizio che questo riflesso così antico non è soltanto un ricordo del passato.
Una piccola curiosità finale
La pelle d’oca è più visibile dove i peli sono più numerosi, come sulle braccia e sulle gambe, e di solito dura pochi secondi o qualche minuto. Se ti piacciono questi piccoli misteri del corpo, sul sito trovi anche perché si sbadiglia e perché ci si sveglia alle 3 di notte.


