Il cervello non invecchia tutto insieme: il lato destro sembra più “vecchio”
Un'intelligenza artificiale addestrata su quasi 15.000 risonanze ha stimato l'età del cervello zona per zona. Lobi frontali e lato destro appaiono più avanti negli anni.

Il cervello non invecchia in modo uniforme: alcune zone mostrano un’età biologica più avanzata di altre. A dirlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS, che grazie all’intelligenza artificiale ha costruito una mappa dell’età biologica del cervello regione per regione. Tra i risultati più curiosi, l’emisfero destro tende ad apparire più “vecchio” del sinistro.
Come è stato fatto lo studio
I ricercatori hanno addestrato un modello di intelligenza artificiale su quasi 15.000 risonanze magnetiche di adulti sani, con età comprese tra 19 e 100 anni. Il sistema ha imparato a riconoscere i segni dell’invecchiamento nelle immagini e a stimare l’età di ogni singola zona del cervello, non soltanto quella complessiva.
Il modello è stato poi messo alla prova su quasi 2.000 persone: 1.102 con funzioni cognitive normali, 354 con un lieve deterioramento cognitivo e 529 con malattia di Alzheimer.
L’età biologica del cervello zona per zona
Nelle persone sane, i lobi frontali e temporali, coinvolti nel ragionamento complesso e nella memoria, sono risultati biologicamente più avanti negli anni rispetto alle regioni posteriori. Le aree del lobo occipitale che elaborano le immagini sono invece tra le più “giovani”.
Altri due dettagli: i solchi, cioè le pieghe più profonde della superficie cerebrale, sembrano più vecchi delle circonvoluzioni, le parti in rilievo. E l’emisfero destro tende a mostrare un’età maggiore del sinistro, per ragioni che al momento gli autori non sanno spiegare.
Nelle persone con Alzheimer, l’invecchiamento appare più marcato proprio nelle strutture che la malattia colpisce di più, come l’ippocampo, il putamen e il pallido.
Cosa significa (e cosa no)
Gli autori invitano alla prudenza. Uno dei ricercatori, Andrei Irimia, sottolinea che un’età cerebrale locale più avanzata non significa di per sé che una persona abbia l’Alzheimer o che lo svilupperà. Una singola risonanza, inoltre, non basta a prevedere la salute futura del cervello.
Lo studio va quindi letto come un passo avanti nella ricerca, non come un test da fare. L’intelligenza artificiale si sta rivelando utile in molti campi legati all’invecchiamento: di recente avevamo raccontato anche gli studi sulla voce come indicatore dell’età.
I prossimi passi
Per capire se questa mappa possa un giorno aiutare i medici, serviranno studi che seguano le stesse persone per anni, osservando come cambia nel tempo l’età delle diverse zone del cervello. I ricercatori vogliono anche addestrare il modello su un numero maggiore di pazienti con Alzheimer.


