martedì 13 Ottobre 2026
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Scienza e Tecnologia

L’intelligenza artificiale capisce dalla voce quanto stiamo invecchiando

Uno studio del Trinity College di Dublino su quasi 3.000 persone: chi ha una voce che 'sembra' più vecchia mostra segni di invecchiamento accelerato.

L'intelligenza artificiale capisce dalla voce quanto stiamo invecchiando

Il legame tra voce e invecchiamento è più stretto di quanto si pensasse: un sistema di intelligenza artificiale è riuscito a stimare l’età di una persona dal modo in cui parla e a cogliere, nella differenza con l’età reale, segnali di un invecchiamento più rapido. Lo indica uno studio del Trinity College di Dublino pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances.

Come è stato fatto lo studio

I ricercatori hanno analizzato le registrazioni di quasi 3.000 persone di lingua spagnola, provenienti da Argentina, Cile, Colombia, Messico e Perù. Nel gruppo c’erano adulti in buona salute e persone con lieve declino cognitivo, malattia di Alzheimer o diverse forme di demenza frontotemporale.

Invece di concentrarsi su un solo aspetto della voce, il modello di apprendimento automatico ha preso in esame centinaia di caratteristiche diverse, sia del suono sia del linguaggio:

  • la velocità con cui si parla e le pause;
  • l’intonazione;
  • il contenuto emotivo;
  • il vocabolario e la precisione delle parole;
  • quanto si parla e come si organizza il discorso.

Mettendo insieme tutti questi elementi, il sistema ha prodotto una stima unica: l'”età della voce”.

Cosa rivela la voce sull’invecchiamento

Il dato più interessante è lo scarto tra l’età anagrafica e quella stimata dalla voce. Questa differenza è risultata collegata a diversi indicatori: marcatori biologici dell’invecchiamento, salute del cervello, funzioni cognitive, stress sociale e demenza.

In particolare, le persone la cui voce sembrava più vecchia della loro età reale mostravano segni di invecchiamento accelerato negli esami di diagnostica per immagini del cervello, nei test cognitivi e anche nelle cellule, attraverso le modifiche chimiche del DNA che si accumulano con gli anni, chiamate cambiamenti epigenetici.

Il modello è inoltre riuscito a distinguere le persone sane da quelle con demenza.

Non è ancora un test diagnostico

Gli stessi autori invitano alla prudenza: lo strumento non è un esame clinico e non può sostituire una visita. Per ora si tratta di un risultato di ricerca, che dovrà essere confermato su altri gruppi di persone e in altre lingue.

La prospettiva, però, è interessante. Analizzare la voce è un metodo non invasivo e poco costoso, che in futuro potrebbe aiutare a seguire l’invecchiamento nel tempo anche a distanza, per esempio con una semplice registrazione. Chi ha dubbi sulla propria memoria o sulle proprie capacità cognitive, intanto, deve sempre rivolgersi al proprio medico.