sabato 17 Ottobre 2026
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Curiosità

Scoperta l’ameba di fuoco: vive e si divide a oltre 63 gradi

Trovata nelle sorgenti calde di un parco vulcanico della California, Incendiamoeba cascadensis sposta il limite di temperatura della vita complessa.

Scoperta l'ameba di fuoco: vive e si divide a oltre 63 gradi

Si chiama Incendiamoeba cascadensis, letteralmente “ameba di fuoco”, ed è il primo organismo eucariote conosciuto capace di dividersi e prosperare oltre i 63 gradi. L’hanno scoperta i ricercatori della Syracuse University, negli Stati Uniti, che hanno descritto la scoperta sulla rivista scientifica Cell.

Dove vive l’ameba di fuoco

Il microrganismo è stato trovato nelle sorgenti geotermiche del Lassen Volcanic National Park, in California, dove l’acqua scorre a temperature tra 47 e 64 gradi. Il gruppo di ricerca ha raccolto i campioni tra il 2023 e il 2025, per poi studiarli in laboratorio.

Perché è una scoperta importante

Gli esseri viventi si dividono in due grandi gruppi. Da una parte i procarioti, come batteri e archei, cellule semplici senza nucleo. Dall’altra gli eucarioti, con cellule più complesse dotate di nucleo: ne fanno parte piante, animali, funghi e anche molti organismi unicellulari, come le amebe.

Alcuni procarioti resistono a temperature estreme: l’archeo Methanopyrus kandleri, che vive vicino alle sorgenti idrotermali sul fondo degli oceani, arriva a 122 gradi. Per le forme di vita complesse, invece, il limite era considerato intorno ai 60 gradi. L’ameba di fuoco lo supera.

I numeri dell’ameba di fuoco

  • In laboratorio cresce bene fino a 57 gradi, che era il record precedente per un’ameba.
  • A 63 gradi comincia a riprodursi dividendosi per mitosi.
  • Sopravvive fino a 70 gradi, la temperatura più alta testata dai ricercatori.

Come resiste al calore

Secondo gli autori, l’ameba ha messo a punto diverse strategie. Sopra i 63 gradi forma uno strato protettivo attorno al nucleo. Il suo genoma contiene geni di solito legati alla riparazione di proteine e DNA, che il calore tende a danneggiare. E sulla superficie delle sue proteine ci sono amminoacidi con carica positiva che potrebbero aiutarle a restare stabili.

Cosa ci insegna

Scoperte come questa spostano i confini di ciò che consideriamo possibile per la vita. Sono utili per capire come si sono evoluti gli organismi complessi e per immaginare dove cercare la vita su altri pianeti. Il mondo naturale continua a sorprendere anche più vicino a noi: in Colombia, per esempio, è stata individuata una nuova ninfea gigante grazie a un selfie.