lunedì 19 Ottobre 2026
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Ambiente

Mose, uno studio avverte: con il mare più alto chiuso due giorni su tre, la laguna soffre

Secondo una ricerca dell'OGS di Trieste, nello scenario climatico peggiore il Mose resterebbe alzato oltre 200 giorni l'anno: Venezia all'asciutto, ma la laguna senza ricambio d'acqua.

Mose, uno studio avverte: con il mare più alto chiuso due giorni su tre, la laguna soffre

Il Mose di Venezia protegge la città dall’acqua alta, ma se dovesse restare chiuso troppo a lungo potrebbe mettere in difficoltà la laguna che la circonda. È la conclusione di uno studio dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste, pubblicato sulla rivista Scientific Reports: nello scenario climatico più pesante, a fine secolo le barriere mobili potrebbero restare alzate per oltre 200 giorni l’anno, circa due giorni su tre.

Come funziona il Mose di Venezia

Il Mose è un sistema di 78 paratoie mobili, raggruppate in quattro barriere alle bocche di porto, i varchi che collegano la laguna al mare Adriatico. Normalmente le paratoie restano adagiate sul fondale. Quando è prevista una marea superiore ai 110 centimetri si sollevano e separano temporaneamente la laguna dal mare, proteggendo la città da maree fino a tre metri. Finora il sistema è costato quasi sette miliardi di euro.

Cosa ha studiato la ricerca

Il gruppo di ricerca, di cui è prima autrice la ricercatrice Donata Canu, ha simulato il comportamento della laguna in due periodi, dal 2045 al 2049 e dal 2095 al 2099, considerando due scenari di emissioni di gas serra, uno alto e uno basso. Per ciascuno ha confrontato la laguna con il Mose in funzione e senza.

Il punto è semplice: più il livello del mare sale, più spesso le maree superano la soglia di attivazione, e più spesso le paratoie devono chiudersi. Nello scenario peggiore, con un innalzamento del mare fino a circa un metro, estati con temperature oltre i 30 gradi per più di tre mesi e frequenti ondate di calore marine, le chiusure supererebbero i 200 giorni l’anno.

Perché la laguna ha bisogno delle maree

La laguna di Venezia è un ambiente che vive del suo respiro con il mare. Le maree, entrando e uscendo due volte al giorno, rinnovano l’acqua, portano ossigeno e disperdono le sostanze che arrivano dalla terraferma. Se le bocche di porto restano chiuse a lungo, questo ricambio rallenta. Secondo lo studio, nello scenario più critico un terzo della laguna impiegherebbe più di 20 giorni a rinnovare le proprie acque.

Le possibili conseguenze sono note agli ecologi:

  • meno ossigeno disciolto nell’acqua, con rischi per pesci e altri organismi;
  • crescita eccessiva di alghe, favorita dal ristagno e dal caldo;
  • accumulo di inquinanti provenienti dall’entroterra.

Nello scenario a basse emissioni, invece, questi effetti risulterebbero circa dimezzati.

Cosa succede ora

Gli autori non mettono in discussione l’utilità del Mose, che oggi evita alla città le acque alte più gravi. La loro conclusione è che un uso continuo delle barriere non sarebbe sostenibile per l’ecosistema, e che servono proiezioni climatiche accurate per programmare per tempo le strategie di adattamento. Tra le ipotesi discusse da tempo dagli esperti ci sono opere complementari, come difese locali e il rialzo delle zone più basse della città.

Venezia, del resto, è un osservato speciale anche per altre ragioni, dal turismo con il ticket d’ingresso al lento abbassamento del suolo che riguarda molte città costiere nel mondo.