lunedì 19 Ottobre 2026
Il Giornale Sottovoce, home page
Ambiente

Ghiaccio marino, l’Antartide segna il terzo inverno più povero di sempre

I dati della NASA sul 2026: in Antartide il picco invernale del ghiaccio è tra i più bassi mai misurati, nell'Artico il minimo estivo resta lontano dalla media storica.

Ghiaccio marino, l'Antartide segna il terzo inverno più povero di sempre

Il ghiaccio marino in Antartide ha raggiunto quest’anno uno dei suoi picchi invernali più bassi da quando esistono le misure da satellite. Secondo i dati diffusi dal NASA Earth Observatory e dal National Snow and Ice Data Center (NSIDC) statunitense, il 14 settembre 2026 la banchisa attorno al continente bianco ha toccato la sua massima estensione annuale: circa 17,59 milioni di chilometri quadrati, il terzo valore più basso della serie storica.

Ghiaccio marino in Antartide: cosa è cambiato

Per molti anni l’Antartide è stata un’eccezione rispetto al resto del pianeta. Tra il 1979 e il 2014 la sua banchisa invernale era addirittura cresciuta, di circa l’1% per decennio, con valori record nel 2012, nel 2013 e nel 2014. Poi la tendenza si è interrotta: dal 2015 la crescita si è fermata e dal 2016 sono iniziate perdite consistenti.

Il 2023 resta l’anno più critico: per la prima volta l’Antartide ha registrato nello stesso anno sia il minimo estivo più basso sia il massimo invernale più basso mai osservati. Il 2026 non ha battuto quel record, ma si colloca comunque tra i peggiori.

Perché è difficile capire la tendenza

Il ghiaccio marino antartico è molto variabile da un anno all’altro. L’oceano che circonda il continente lascia spazio alla banchisa per espandersi molto d’inverno, ma la spinge anche verso latitudini più calde, dove d’estate fonde più facilmente. Per questo gli scienziati sono ancora prudenti: non è chiaro se le perdite recenti segnino un cambiamento duraturo o rientrino nella variabilità naturale, e il monitoraggio continua.

E nell’Artico?

Al polo opposto il quadro è diverso ma non rassicurante. Il 12 settembre 2026 il ghiaccio marino artico ha raggiunto il suo minimo estivo, circa 4,6 milioni di chilometri quadrati: un valore che pareggia quelli del 2008, del 2010 e del 2025 come decimo più basso mai registrato. Il record negativo resta quello del settembre 2012.

Negli ultimi dieci anni l’estensione di settembre è rimasta relativamente stabile, anche grazie a una maggiore copertura nuvolosa che riduce la luce solare sul ghiaccio. Ma resta molto al di sotto della media storica, e tutte le estati dal 2007 a oggi rientrano tra le venti con meno ghiaccio. In inverno, poi, il massimo di marzo 2026 ha eguagliato quello del 2025 come il più basso di sempre.

C’è anche un problema di qualità: il ghiaccio più vecchio e spesso, quello che sopravvive a più estati, è diminuito molto, lasciando spazio a ghiaccio giovane e sottile, più vulnerabile al caldo. Secondo le proiezioni, l’Artico potrebbe restare praticamente senza ghiaccio marino in estate almeno una volta prima della metà del secolo.

Come si misura il ghiaccio dallo spazio

Le misure si basano su sensori a microonde passive, che rilevano l’energia emessa naturalmente dalla superficie e, a differenza delle normali fotocamere, vedono anche attraverso le nuvole. La serie è iniziata alla fine del 1978 con il satellite Nimbus-7 della NASA ed è proseguita con altri satelliti, fino al giapponese GCOM-W. I nuovi dati si aggiungono ad altri segnali sul clima di quest’anno, come il settembre 2026 tra i più caldi mai registrati secondo Copernicus.