venerdì 16 Ottobre 2026
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Ambiente

El Niño 2026 verso il picco a dicembre: l’Onu avverte, può essere tra i più forti dal 1950

Secondo l'Organizzazione meteorologica mondiale il fenomeno è in rapido rafforzamento e durerà fino a febbraio 2027. Intanto in Cile il deserto di Atacama è fiorito.

El Niño 2026 verso il picco a dicembre: l'Onu avverte, può essere tra i più forti dal 1950

El Niño 2026 si sta rafforzando in fretta e potrebbe diventare uno dei più intensi almeno dal 1950. Lo indica l’ultimo aggiornamento climatico stagionale dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di meteo e clima: il picco è atteso a dicembre e il fenomeno, con una probabilità vicina al 100%, dovrebbe durare almeno fino a febbraio 2027.

Che cos’è El Niño

El Niño è un riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico centrale e orientale, lungo l’equatore. Si presenta ogni pochi anni e, pur nascendo in una zona lontana da noi, modifica la circolazione dell’atmosfera su gran parte del pianeta: sposta le piogge, provoca siccità in alcune regioni e alluvioni in altre, e fa salire le temperature medie globali.

Quanto sarà forte El Niño 2026

I numeri della Wmo, basati sulle previsioni di 13 centri internazionali, descrivono una crescita rapida. Un indice usato per misurare il fenomeno, chiamato Niño 3.4, è passato da 1,6 gradi sopra la norma a giugno a 2,5 gradi ad agosto. Per il trimestre del picco l’anomalia attesa è di circa 3,7 gradi, contro il record precedente di 2,6 gradi registrato tra novembre 2015 e gennaio 2016.

La segretaria generale della Wmo, Celeste Saulo, ha spiegato che El Niño è ormai stabilito e si sta rafforzando velocemente, mentre l’oceano, il più caldo mai misurato, rilascia calore nell’atmosfera. Agosto 2026, secondo Copernicus, Nasa e Noaa, è stato il più caldo mai registrato, e anche settembre è stato tra i più caldi della serie, come abbiamo raccontato parlando dei dati di Copernicus.

Gli effetti previsti nel mondo

  • Più piogge sono attese nel Pacifico equatoriale orientale, nel Corno d’Africa, in parte dell’Asia centrale e sulle coste orientali dell’Asia, nel sud del Nord America e nel sud-est del Sud America.
  • Siccità sono previste invece nel Pacifico occidentale, nel subcontinente indiano, in parte del Centro America e nel nord-ovest del Sud America.
  • In generale, il fenomeno dovrebbe portare temperature sopra la media in gran parte del pianeta.

Il deserto più arido del mondo è fiorito

Uno degli effetti più spettacolari si vede già in Cile. Nel deserto di Atacama, tra l’oceano Pacifico e le Ande, le piogge eccezionali dell’inverno australe, alimentate anche da El Niño, hanno fatto sbocciare un tappeto di fiori, per il secondo anno di fila. Il fenomeno, chiamato “desierto florido”, si verifica solo in alcune annate: semi e bulbi rimasti sottoterra per anni germogliano tutti insieme quando arriva abbastanza acqua. A dominare è il fucsia della “pata de guanaco”, visibile perfino nelle immagini dei satelliti europei Sentinel-2.

E per l’Italia?

L’aggiornamento della Wmo non contiene previsioni specifiche per l’Europa, dove l’influenza di El Niño è meno diretta che in altre regioni. I prossimi bollettini stagionali aiuteranno a capire come evolverà il fenomeno nei mesi del picco. Chi vuole seguire il tempo delle prossime settimane può tenere d’occhio le nuove previsioni a lungo termine, che oggi arrivano fino a sei settimane.