giovedì 15 Ottobre 2026
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Viaggi

Caldo e turismo, l’estate rovente può costare 3,7 milioni di presenze

Uno studio Demoskopika stima l'impatto del caldo sulle vacanze in Italia: estati più difficili al Sud e sulle coste, ma primavera e autunno guadagnano visitatori.

Caldo e turismo, l'estate rovente può costare 3,7 milioni di presenze

Il rapporto tra caldo e turismo in Italia sta cambiando: in un’estate tipo di oggi, rispetto a un’estate con il clima degli anni Novanta, le località turistiche italiane potrebbero perdere fino a 3,7 milioni di pernottamenti, circa il 2,3% di quelli estivi. È la stima di uno studio dell’istituto di ricerca Demoskopika, presentato in occasione del TTG Travel Experience di Rimini.

Sempre più giorni di caldo intenso

Il punto di partenza sono i giorni con una temperatura percepita di almeno 33 gradi. Negli anni Novanta, nei 62 giorni di luglio e agosto, un’estate media ne contava 18. Nell’ultimo decennio si è saliti a 30, cioè quasi un giorno estivo su due. Per il periodo 2027-2036 la proiezione è di circa 35 giorni. In pratica, i disagi legati al caldo nelle località turistiche sono cresciuti di oltre due terzi.

Il fenomeno si inserisce in un quadro climatico ormai noto: anche settembre 2026 è stato il secondo più caldo mai registrato secondo il servizio europeo Copernicus.

Quanto costa il caldo al turismo

Se i flussi turistici restassero quelli di oggi, entro il 2036 i pernottamenti estivi a rischio potrebbero arrivare a 5,2 milioni l’anno. Sul piano economico, Demoskopika calcola una spesa turistica in calo fino a 214 milioni di euro l’anno: è il saldo tra circa 294 milioni persi d’estate e 80 milioni guadagnati in primavera e autunno.

Le perdite non sono distribuite in modo uniforme. Le località di mare del Mezzogiorno ospitano meno di un quarto dei pernottamenti estivi, ma concentrano il 36% delle perdite. Nell’indice di vulnerabilità al caldo, su una scala da 0 a 100, le regioni più esposte risultano la Calabria (79,8), la Puglia (78,2) e l’Emilia-Romagna (77,7).

Caldo e turismo in Italia: chi ci guadagna

C’è anche un rovescio della medaglia. Primavere e autunni più miti rendono più attraenti i mesi di mezza stagione: lo studio stima circa 900.000 pernottamenti in più all’anno. Ogni grado in più di temperatura massima in questi mesi farebbe crescere le presenze dell’1,1%. Il mese che ne beneficerebbe di più è settembre (+248.000), seguito da aprile (+210.000), ottobre (+178.000) e novembre (+126.000).

Cosa cambia per chi viaggia

Per chi organizza le vacanze, il messaggio è che i mesi di mezza stagione diventano un’alternativa sempre più interessante: meno affollamento, temperature più gradevoli e spesso prezzi più bassi. Per le località, invece, la sfida è allungare la stagione. Proprio questi temi sono al centro della fiera di Rimini, di cui abbiamo raccontato il programma dell’edizione 2026. E chi vuole approfittare subito dell’autunno può partire dai luoghi migliori per il foliage in Italia.