venerdì 16 Ottobre 2026
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Scienza e Tecnologia

Perché gli aerei lasciano la scia bianca nel cielo

Sono nuvole artificiali fatte di cristalli di ghiaccio: ecco come si formano le scie di condensazione, perché a volte spariscono subito e altre restano per ore.

Perché gli aerei lasciano la scia bianca nel cielo

Alzando lo sguardo in una giornata limpida capita spesso di vederle: lunghe righe bianche che attraversano il cielo dietro un aereo. Ma perché gli aerei lasciano la scia? Non si tratta di fumo, né di qualcosa che viene spruzzato apposta: sono vere e proprie nuvole sottili, fatte di minuscoli cristalli di ghiaccio. Il loro nome tecnico è scie di condensazione.

Come si forma la scia di un aereo

I motori degli aerei bruciano cherosene. Tra i prodotti della combustione, oltre all’anidride carbonica, c’è molto vapore acqueo, che esce dai motori ad alta temperatura insieme a particelle microscopiche.

Alle quote a cui volano gli aerei di linea, in genere tra gli 8 e i 12 chilometri, l’aria è gelida: spesso si scende sotto i 40 gradi sotto zero. Quando il vapore caldo incontra quell’aria, si raffredda di colpo, si condensa attorno alle particelle e congela quasi subito, formando cristalli di ghiaccio. Il risultato è la striscia bianca che vediamo da terra.

È lo stesso fenomeno che si osserva d’inverno, quando respirando all’aperto si forma una nuvoletta davanti alla bocca: il fiato caldo e umido incontra l’aria fredda e il vapore diventa visibile.

Perché alcune scie spariscono subito e altre restano?

Dipende soprattutto dall’umidità dell’aria in quota, che cambia di giorno in giorno e da zona a zona.

  • Se l’aria è secca, i cristalli di ghiaccio evaporano in fretta e la scia dura pochi secondi o è molto corta.
  • Se l’aria è già molto umida, quasi al punto di formare nuvole da sola, i cristalli non evaporano: anzi, possono crescere. La scia allora resta visibile anche per ore e i venti in quota la allargano fino a farla somigliare a un velo di nubi sottili.

Per questo nello stesso cielo si possono vedere aerei che lasciano scie lunghissime e altri che non ne lasciano quasi nessuna: volano a quote diverse, dove l’aria ha temperatura e umidità differenti.

Le scie dicono qualcosa sul meteo?

Un po’ sì. Scie molto persistenti e diffuse indicano che in alta quota c’è aria umida, una condizione che talvolta precede l’arrivo di una perturbazione. Non è però una regola sicura: per sapere che tempo farà meglio affidarsi alle previsioni, che oggi usano anche strumenti nuovi come l’intelligenza artificiale per le previsioni a lungo termine.

Scie e clima: perché gli scienziati le studiano

Le scie persistenti non sono solo uno spettacolo. Come le nuvole alte naturali, possono trattenere parte del calore che la Terra disperde verso lo spazio, soprattutto di notte. Per questo i climatologi le considerano uno degli effetti del trasporto aereo sul clima, che si aggiunge alle emissioni di anidride carbonica. Si studiano soluzioni come la modifica di alcune rotte o delle quote di volo per evitare le zone di aria più umida, dove le scie tendono a durare di più.

E le cosiddette “scie chimiche”?

Online circolano da anni teorie secondo cui le scie conterrebbero sostanze spruzzate di nascosto. Non esistono prove a sostegno di queste ipotesi: le scie si spiegano con la fisica dell’atmosfera, con lo stesso principio del nostro respiro che si condensa al freddo. Chi è curioso dei fenomeni del cielo può leggere anche perché il cielo è blu.