giovedì 15 Ottobre 2026
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Economia e Risparmio

Prezzo dell’olio d’oliva dimezzato in un anno: gli olivicoltori protestano

L'extravergine all'origine è sceso da oltre 9 a circa 4 euro al chilo. A Bari duemila produttori in piazza: con questi prezzi, dicono, non si coprono i costi della raccolta.

Prezzo dell'olio d'oliva dimezzato in un anno: gli olivicoltori protestano

Il prezzo dell’olio d’oliva pagato ai produttori si è quasi dimezzato in un anno, e nelle campagne del Sud cresce la protesta. Il 12 ottobre circa duemila olivicoltori si sono radunati davanti alla prefettura di Bari per chiedere interventi, mentre nei giorni scorsi trattori e agricoltori sono scesi in strada anche sul Gargano.

Quanto è sceso il prezzo dell’olio d’oliva

Secondo i dati riportati dal Sole 24 Ore, a novembre del 2025 l’olio extravergine all’origine veniva pagato circa 9,20 euro al chilo. Oggi le quotazioni si aggirano tra i 4 e i 4,20 euro, con segnalazioni anche intorno ai 3,80 euro. In pratica, in dodici mesi il valore si è ridotto di circa la metà.

Per chi produce olio si tratta di un colpo pesante: secondo il presidente di Unapol, Tommaso Loiodice, con questi prezzi non si coprono i costi di produzione. Per rendere il settore sostenibile, sostiene, il prezzo non dovrebbe scendere sotto i 7 euro al chilo.

Perché i prezzi sono crollati

Le cause indicate sono diverse e si sommano tra loro:

  • il ritorno della Spagna: dopo due anni di siccità, il primo produttore al mondo stima un raccolto di circa 1,6 milioni di tonnellate, il 29% in più della stagione precedente. Più olio sul mercato significa prezzi più bassi;
  • i costi dell’energia, saliti di nuovo, che pesano su raccolta, trasporto e frantoi;
  • le importazioni di olio da Paesi extra Ue a condizioni agevolate;
  • le pratiche commerciali sleali, comprese le vendite sottocosto.

Cosa chiedono i produttori

Gli olivicoltori chiedono di rivedere gli accordi che facilitano l’arrivo di olio dai Paesi extra europei, di far rispettare con più rigore le regole contro le vendite sottocosto e le pratiche sleali, e di arrivare a un prezzo minimo che tenga conto dei costi reali. Il timore è che molte aziende rinuncino a raccogliere, lasciando le olive sugli alberi, e che col tempo diversi uliveti vengano abbandonati, vanificando gli investimenti fatti negli ultimi anni.

E per chi compra l’olio al supermercato?

Il calo all’origine non si traduce automaticamente in uno sconto della stessa misura sugli scaffali, perché il prezzo finale dipende anche da imbottigliamento, distribuzione e scorte. Per un quadro più ampio sull’andamento della spesa, abbiamo raccontato i dati Istat sui prezzi saliti negli ultimi 25 anni.

Per i consumatori il consiglio resta quello di leggere bene l’etichetta, che indica l’origine delle olive, e di diffidare di prezzi troppo bassi per un extravergine. Nelle prossime settimane, con la raccolta in pieno svolgimento, si capirà quanti produttori decideranno di andare avanti e se arriveranno risposte alle richieste del settore.