lunedì 19 Ottobre 2026
Il Giornale Sottovoce, home page
Ambiente

Gli animali spazzini evitano le carcasse della propria specie: ecco perché

Con le fototrappole in una palude spagnola, i ricercatori hanno visto che volpi, ratti e uccelli scelgono le carcasse più lontane da loro nell'albero della vita.

Gli animali spazzini evitano le carcasse della propria specie: ecco perché

Gli animali spazzini, quelli che si nutrono di carcasse, non mangiano tutto quello che trovano: tendono a evitare i resti di specie a loro vicine. Lo ha osservato un gruppo di quattro ricercatori spagnoli in uno studio pubblicato sulla rivista Ecology Letters, condotto nelle zone umide del parco naturale di El Hondo, in provincia di Alicante.

Come è stato fatto lo studio

Tra febbraio 2020 e maggio 2021 i biologi hanno sistemato nel parco quasi 200 carcasse di pesci, uccelli e piccoli mammiferi: carpe, quaglie, anatre, roditori e conigli, recuperati per esempio da investimenti stradali o dalle campagne di contenimento delle carpe, una specie invasiva. Ogni punto era sorvegliato da due fototrappole, che hanno registrato chi arrivava a mangiare e che cosa sceglieva.

Il parco è un ambiente particolare: è ricco di vita ma mancano i grandi predatori e gli avvoltoi, così gli spazzini sono animali di taglia media o piccola, come volpi, ratti, gazze, averle e altri uccelli.

Cosa mangiano gli animali spazzini (e cosa no)

Mettendo insieme le osservazioni con analisi sulle parentele tra le specie, è emerso uno schema chiaro: gli spazzini evitavano in generale le carcasse di specie imparentate con loro. Più due specie sono vicine nell’albero evolutivo, meno era probabile che una mangiasse i resti dell’altra. L’effetto è risultato più marcato nei mammiferi.

  • Il ratto grigio è stato il consumatore più assiduo, con 38 carcasse, per lo più di pesce.
  • L’averla meridionale, un piccolo uccello predatore, si è nutrita invece solo di carcasse di uccelli: un’eccezione alla regola.
  • Gazza e volpe rossa non hanno mostrato preferenze evidenti.

Perché evitare i propri simili

La spiegazione proposta dagli autori è sanitaria. Una carcassa può essere piena di microbi e parassiti, e quelli che hanno colpito un animale di una certa specie sono più adatti a infettare specie simili. Evitare i resti dei parenti stretti sarebbe quindi una prima linea di difesa contro le malattie, che risparmia anche l’energia necessaria per una risposta immunitaria.

Il lavoro ha alcuni limiti dichiarati: i pesci non sono stati considerati come spazzini e per alcune specie gli episodi osservati sono pochi, quindi serviranno altri dati. Il ruolo di questi animali, comunque, è tutt’altro che secondario: eliminano carcasse che altrimenti diventerebbero fonti di contagio. Per restare nel campo delle ricerche sul comportamento degli animali selvatici, abbiamo raccontato anche come {a(‘ambiente/squali-sentono-suoni-74-metri/’,’gli squali riescano a sentire suoni a 74 metri di distanza’)}.