Grotta delle Veneri, il radar scopre possibili cavità nascoste nel Salento
Indagini non invasive nella Grotta delle Veneri di Parabita, abitata già 80mila anni fa, hanno rilevato anomalie nel sottosuolo: potrebbero essere cavità mai documentate.

La Grotta delle Veneri, nel Salento, potrebbe nascondere ancora qualche segreto. Un gruppo di ricercatori ha usato strumenti che “guardano” sotto terra senza scavare e ha individuato nel sottosuolo intorno alla grotta alcune anomalie: secondo gli autori potrebbero essere cavità non ancora documentate. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Digital Applications in Archaeology and Cultural Heritage.
Dove si trova la Grotta delle Veneri
La grotta si trova in un’area carsica a circa 40 chilometri a sud di Lecce, nei pressi di Parabita. È uno dei siti preistorici più importanti del Sud Italia: la presenza umana risale a circa 80.000 anni fa, con tracce dei Neanderthal e dei primi Homo sapiens anatomicamente moderni.
Perché si chiama così
Il nome deriva da due piccole statuette in osso, risalenti a circa 20.000 anni fa, ritrovate nel 1966. Sono figure femminili del Paleolitico, le cosiddette “Veneri”: la più grande è alta circa 9 centimetri, la più piccola poco più di 6. Sono tra le testimonianze artistiche più antiche ritrovate in Italia.
Come funziona l’indagine radar
La ricerca è stata condotta da studiosi dell’Università di Malta e dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale. Hanno combinato due tecniche non invasive, cioè che non richiedono di scavare né di toccare i depositi archeologici:
- il georadar, che invia nel terreno onde elettromagnetiche e ne registra il ritorno, segnalando i cambiamenti nella composizione del sottosuolo;
- la tomografia di resistività elettrica, che misura quanto facilmente la corrente attraversa il terreno: i vuoti, come le cavità, rispondono in modo diverso dalla roccia piena.
La grotta non era nuova a questo tipo di studi: già nel 2005 e nel 2015 era stata indagata con metodi simili per valutarne la stabilità.
Cosa hanno trovato
I dati mostrano anomalie che fanno pensare a possibili cavità nei dintorni della grotta. Alcune potrebbero essere collegate al sistema di gallerie già conosciuto. Gli autori sono però prudenti: serviranno nuove verifiche per capire quanto siano estese e se siano accessibili, e per ora non ci sono prove che contengano depositi archeologici.
Un precedente fa sperare: nel 2021 indagini analoghe nelle grotte di Gorham, a Gibilterra, avevano portato alla scoperta di una camera lunga circa 13 metri, rimasta sigillata per circa 40.000 anni.
Cosa succede ora
Il prossimo passo sarà verificare le anomalie con indagini mirate. Nel frattempo la ricerca conferma quanto la tecnologia stia cambiando l’archeologia, permettendo di esplorare siti delicati senza danneggiarli. Il Salento, del resto, continua a regalare sorprese: chi ama i viaggi d’autunno può approfittarne anche per un giro tra i colori del foliage in Italia, mentre gli appassionati di preistoria possono leggere la storia del mammut ritrovato in un cantiere.


