Perché ci sono le stagioni? Non è la distanza dal Sole
Molti pensano che d'estate la Terra sia più vicina al Sole. In realtà è il contrario: il segreto delle stagioni è l'inclinazione dell'asse terrestre.

Le giornate si accorciano, le foglie cambiano colore e si torna a cercare il maglione. Ma perché ci sono le stagioni? Molte persone pensano che dipenda dalla distanza tra la Terra e il Sole: d’estate saremmo più vicini, d’inverno più lontani. È una delle convinzioni sbagliate più diffuse. La vera responsabile è l’inclinazione del nostro pianeta.
Le stagioni dipendono dalla distanza dal Sole?
No. La Terra percorre un’orbita leggermente ellittica, quindi la distanza dal Sole cambia un po’ durante l’anno, ma l’effetto è piccolo. E soprattutto va nella direzione opposta a quella che ci si aspetterebbe: il punto più vicino al Sole, chiamato perielio, cade all’inizio di gennaio, in pieno inverno per noi. Il punto più lontano, l’afelio, arriva all’inizio di luglio.
Un’altra prova: quando in Italia è estate, in Australia e in Argentina è inverno. Se contasse la distanza, le stagioni sarebbero uguali in tutto il pianeta.
Perché ci sono le stagioni: l’asse inclinato
L’asse attorno a cui la Terra ruota non è “dritto” rispetto al piano dell’orbita, ma inclinato di circa 23,4 gradi. Questa inclinazione resta orientata sempre nella stessa direzione mentre il pianeta gira intorno al Sole. Così, per metà dell’anno è l’emisfero nord a essere più esposto ai raggi solari, per l’altra metà è l’emisfero sud.
Quando il nostro emisfero è inclinato verso il Sole succedono due cose:
- i raggi arrivano più perpendicolari, quindi concentrano la loro energia su una superficie più piccola e scaldano di più;
- il Sole resta sopra l’orizzonte più a lungo, e le giornate durano di più.
D’inverno avviene il contrario: i raggi arrivano obliqui, “spalmano” la stessa energia su una superficie più ampia, e le ore di luce sono meno. È un po’ come la luce di una torcia: puntata dritta fa un cerchio piccolo e intenso, inclinata un’ellisse più larga e debole.
Equinozi e solstizi: cosa sono
- Solstizi (intorno al 21 giugno e al 21 dicembre): uno dei due emisferi è al massimo dell’inclinazione verso il Sole. Da noi segnano il giorno più lungo e quello più corto dell’anno.
- Equinozi (intorno al 20-21 marzo e al 22-23 settembre): i due emisferi ricevono la stessa luce e il giorno e la notte durano quasi lo stesso tempo ovunque.
Stagioni astronomiche e meteorologiche
Le date di equinozi e solstizi definiscono le stagioni astronomiche. I meteorologi, per comodità nei calcoli e nelle statistiche, usano invece le stagioni meteorologiche, che cominciano il primo giorno di un mese: l’autunno va dal 1° settembre al 30 novembre, l’inverno dal 1° dicembre a fine febbraio, e così via.
Perché le stagioni non durano tutte uguali
Proprio perché l’orbita è un po’ ellittica, la Terra viaggia più veloce quando è vicina al Sole e più lenta quando è lontana. Il risultato è che nel nostro emisfero l’estate astronomica è la stagione più lunga e l’inverno la più corta, con qualche giorno di differenza.
E all’equatore?
Vicino all’equatore il Sole è sempre alto e la durata del giorno cambia pochissimo: più che estate e inverno, si alternano stagioni secche e piovose. Ai poli, invece, l’effetto è estremo, con mesi di luce continua e mesi di buio. Se ti piacciono questi fenomeni, scopri anche perché il cielo è blu e perché le foglie cambiano colore in autunno.


