L’universo primordiale era molto più vivace del previsto: cosa ha visto il telescopio Webb
Galassie già mature e buchi neri giganti poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang: se ne parla a Roma, in un convegno all'Accademia dei Lincei.

L’universo primordiale era molto più affollato e dinamico di quanto pensassero gli astronomi. È il quadro che emerge dalle osservazioni del James Webb Space Telescope, al centro di un convegno internazionale organizzato a Roma dall’Accademia dei Lincei e in programma fino al 16 ottobre. «Il telescopio Webb ha fornito risultati estremamente interessanti ed enigmatici», ha spiegato l’astrofisico Roberto Maiolino, organizzatore dell’incontro.
Galassie già «adulte» poco dopo il Big Bang
Secondo i modelli tradizionali, nelle prime fasi dopo il Big Bang, avvenuto circa 13,8 miliardi di anni fa, le galassie avrebbero dovuto essere piccole e ancora in formazione. Il telescopio Webb ha invece trovato galassie grandi e mature già nelle prime centinaia di milioni di anni. Queste galassie producevano anche elementi chimici pesanti, un processo che si riteneva molto più lento.
In altre parole, l’universo bambino è cresciuto più in fretta e in modo più movimentato del previsto, con un arricchimento chimico molto rapido.
Il mistero dei buchi neri giganti
La sorpresa più grande riguarda i buchi neri. Webb ne ha individuati alcuni enormi, con masse paragonabili a quelle di intere galassie, già presenti pochissimo tempo dopo il Big Bang. «Non ci aspettavamo di vedere così presto buchi neri enormi», ha detto Maiolino, professore di astrofisica sperimentale all’Università di Cambridge. Una crescita così rapida, ha spiegato, non si spiega con gli scenari tradizionali.
Le ipotesi sull’universo primordiale
Per ora non esiste una nuova teoria condivisa. Gli scienziati mettono a confronto diversi scenari. Tra questi c’è un’idea che risale a Stephen Hawking, secondo cui alcuni buchi neri si sarebbero formati pochi istanti dopo il Big Bang: un’ipotesi che, come ha ricordato Maiolino, implicherebbe la nascita dei buchi neri prima ancora delle stelle.
Si lavora con modelli e simulazioni al computer, in attesa di nuovi dati. Secondo Maiolino è probabile che non ci sia una sola risposta, ma più spiegazioni valide per sistemi diversi. Al convegno partecipano anche, come co-organizzatori, Piero Madau dell’Università di Milano Bicocca e Francesca Matteucci dell’Università di Trieste.
Cosa succede ora
Il telescopio Webb continuerà a osservare il cielo profondo, e altri strumenti sono in arrivo: l’Extremely Large Telescope, in costruzione in Cile, e la missione spaziale LISA dell’Agenzia spaziale europea, pensata per rilevare le onde gravitazionali. Sono tutti tasselli per ricostruire i primi capitoli della storia del cosmo. Negli ultimi giorni, del resto, le scoperte non sono mancate: tra queste c’è anche il lampo radio più lontano mai registrato.


