Perché si sbadiglia? Cosa sappiamo davvero di un gesto così comune
Lo facciamo tutti, ogni giorno, e basta vederlo fare per imitarlo. Ecco cosa dice la scienza sullo sbadiglio e perché è contagioso.

Perché si sbadiglia? È una delle domande più semplici e, allo stesso tempo, più difficili per la scienza. Sbadigliamo tutti, più volte al giorno, fin da prima di nascere, eppure i ricercatori discutono ancora sulla sua funzione precisa. Ecco cosa si sa con ragionevole certezza e cosa resta un’ipotesi.
Che cos’è uno sbadiglio
Lo sbadiglio è un riflesso in gran parte involontario: la bocca si spalanca, si inspira a fondo, i muscoli del viso e del collo si tendono e poi segue un’espirazione più breve. Spesso si accompagna a uno stiramento delle braccia e a qualche lacrima, perché la contrazione dei muscoli del viso preme sulle ghiandole lacrimali. Dura in media qualche secondo e, una volta partito, è difficile fermarlo a metà.
Non è un’esclusiva umana: sbadigliano cani, gatti, scimmie, uccelli e perfino alcuni pesci e rettili. Le ecografie mostrano movimenti simili allo sbadiglio già nel feto, durante la gravidanza.
Si sbadiglia per mancanza di ossigeno?
È la spiegazione più diffusa, ma gli studi non la confermano. Già alla fine degli anni Ottanta alcuni esperimenti hanno mostrato che respirare aria più ricca di ossigeno o di anidride carbonica non cambia in modo significativo la frequenza degli sbadigli. Lo sbadiglio, quindi, non sembra essere un modo per “fare il pieno” di ossigeno.
Perché si sbadiglia: le ipotesi più accreditate
Oggi la comunità scientifica considera diverse spiegazioni, che non si escludono a vicenda:
- raffreddare il cervello: secondo una delle teorie più studiate, l’aria inspirata a fondo e l’aumento del flusso di sangue aiuterebbero a regolare la temperatura del cervello. A sostegno ci sono osservazioni secondo cui si sbadiglia di più quando l’aria è moderatamente fresca rispetto a quando fa molto caldo;
- passare da uno stato all’altro: si sbadiglia spesso al risveglio, prima di dormire, quando ci si annoia o prima di un momento impegnativo. Lo sbadiglio potrebbe aiutare l’organismo a “cambiare marcia” e a ritrovare attenzione;
- una funzione sociale: in molte specie che vivono in gruppo lo sbadiglio potrebbe servire a sincronizzare i ritmi, per esempio quelli di riposo e attività.
Perché lo sbadiglio è contagioso?
Vedere qualcuno che sbadiglia, sentirne il suono o perfino leggere la parola “sbadiglio” può bastare a scatenarne uno. Probabilmente vi è già successo leggendo questo articolo. Il contagio è stato osservato negli esseri umani e in alcuni animali, come gli scimpanzé e i cani, che in certi casi rispondono anche agli sbadigli delle persone.
Diversi studi indicano che lo sbadiglio si “trasmette” più facilmente tra persone legate da un rapporto stretto, come familiari e amici, che tra sconosciuti. Per questo molti ricercatori lo collegano all’empatia e alla capacità di sintonizzarsi con gli altri, anche se il legame non è del tutto chiarito. Il contagio, inoltre, compare in genere solo dopo i primi anni di vita: i bambini molto piccoli sbadigliano spesso, ma raramente “imitando” gli adulti.
Sbadigliare è maleducato?
Dal punto di vista fisiologico no: è un riflesso naturale e reprimerlo del tutto è difficile. Le buone maniere suggeriscono semplicemente di coprirsi la bocca. Sbadigliare durante una riunione o una lezione non significa per forza noia: può essere il segnale che il corpo sta cercando di ritrovare concentrazione, magari in una stanza troppo calda o dopo molte ore seduti.
Quando fare attenzione
Sbadigliare più spesso del solito dopo una notte di sonno scarso è normale. Se però gli sbadigli diventano molto frequenti senza un motivo evidente, insieme a una stanchezza persistente durante il giorno, è utile parlarne con il proprio medico, che potrà valutare la situazione. Per tutti gli altri, lo sbadiglio resta un piccolo mistero quotidiano: un gesto che condividiamo con buona parte del regno animale e che, a quanto pare, è difficile resistere a imitare.


