Giornata per la riduzione dei disastri: meno vittime, ma molte più persone colpite
Il 13 ottobre l'ONU ricorda l'importanza della prevenzione. In dieci anni la mortalità è scesa del 65%, ma le persone colpite sono raddoppiate.

Il 13 ottobre si celebra la Giornata internazionale per la riduzione del rischio di disastri, dedicata alla prevenzione di alluvioni, terremoti, frane e altri eventi estremi. Per il 2026 le Nazioni Unite hanno scelto lo slogan “Resilience Starts at Home”, cioè “la resilienza comincia a casa”: al centro ci sono la sicurezza delle abitazioni e la capacità delle famiglie di prepararsi.
Meno morti, ma più persone colpite
I dati aggiornati dell’Ufficio ONU per la riduzione del rischio di disastri (UNDRR) raccontano due tendenze opposte. Da un lato la mortalità è calata: il tasso medio è sceso del 65% tra il decennio 2005-2014 e il periodo 2016-2025, passando da 2,12 a 0,75 morti ogni 100mila abitanti. Nonostante il miglioramento, nell’ultimo decennio i disastri hanno causato in media circa 37.900 vittime l’anno.
Dall’altro lato è cresciuto il numero delle persone coinvolte. Il tasso di popolazione colpita è quasi raddoppiato, da 1.227 a 2.449 persone ogni 100mila abitanti: in media, circa 100 milioni di persone l’anno hanno subito le conseguenze di un evento estremo.
I danni a case e servizi
Tra il 2016 e il 2025 le perdite economiche dirette dichiarate dai Paesi hanno superato i mille miliardi di dollari. Sono state danneggiate o distrutte circa 929mila infrastrutture e si contano oltre 1,6 milioni di interruzioni dei servizi essenziali, come acqua, elettricità, scuole e ospedali. Si tratta di dati comunicati dai singoli Stati, quindi probabilmente sottostimati.
Perché la riduzione del rischio di disastri funziona
Le misure che fanno la differenza sono note: costruire edifici più sicuri, evitare nuove costruzioni nelle zone più esposte, mettere in sicurezza versanti e corsi d’acqua, preparare piani di emergenza e sviluppare sistemi di monitoraggio.
Un ruolo decisivo lo hanno i sistemi di allerta precoce. I Paesi che dichiarano di averne uno capace di coprire più rischi sono passati da 55 nel 2015 a 128 nel 2026. Secondo l’UNDRR, dove questi sistemi sono più completi la mortalità legata ai disastri è quasi sei volte più bassa rispetto ai Paesi con capacità limitate. Restano però 62 Paesi che giudicano ancora limitata o solo moderata l’efficacia dei propri strumenti. L’obiettivo dell’ONU, con l’iniziativa “Early Warnings for All” lanciata nel 2022, è proteggere ogni persona al mondo con un sistema di allerta entro il 2027.
Cosa può fare ciascuno di noi
Il tema di quest’anno ricorda che la prevenzione comincia anche tra le mura domestiche. Un’allerta serve solo se arriva, se è comprensibile e se chi la riceve sa come comportarsi. Conoscere il piano di protezione civile del proprio Comune, sapere se la propria casa si trova in un’area a rischio e preparare un piccolo kit di emergenza sono gesti semplici che, nel momento del bisogno, possono fare la differenza.


