Cornea ibrida al Sant’Orsola di Bologna: metà da donatore e metà artificiale
Al Policlinico di Bologna una procedura che unisce cornea donata e protesi artificiale ha ridato una vista utile a pazienti con più trapianti falliti.

All’ospedale Sant’Orsola di Bologna è stata messa a punto una cornea ibrida, per metà umana e per metà artificiale, pensata per chi ha già subito più trapianti senza successo. L’équipe di Oftalmologia del Policlinico, diretta dal professor Luigi Fontana, ha eseguito finora 12 interventi, a partire da settembre 2025, e i primi risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Cornea.
Che cos’è la cornea e perché a volte va sostituita
La cornea è la “finestra” trasparente nella parte anteriore dell’occhio: deve restare limpida perché la luce possa arrivare all’interno e formare l’immagine. Lo strato più interno, chiamato endotelio, ha un compito fondamentale: regola la quantità di liquido nella cornea e le permette di restare trasparente. Quando si danneggia, la cornea si gonfia e si opacizza, e la vista peggiora fino a ridursi a poco più della percezione della luce.
In molti casi la soluzione è il trapianto di cornea, possibile grazie ai tessuti donati. Ma alcuni pazienti hanno occhi così compromessi che i trapianti tradizionali falliscono uno dopo l’altro. È a loro che si rivolge la nuova tecnica.
Come funziona la cornea ibrida
La procedura combina due elementi: una cornea proveniente da donatore e una protesi endoteliale artificiale chiamata EndoArt, che sostituisce lo strato interno danneggiato. In pratica, la parte “naturale” e quella “tecnologica” lavorano insieme. Secondo l’ospedale si tratta di un approccio innovativo e, al momento, unico al mondo.
I primi risultati
I pazienti trattati avevano alle spalle diversi trapianti non riusciti. Prima dell’operazione molti riuscivano a malapena a distinguere la luce o a percepire movimenti molto vicini. Dopo l’intervento hanno recuperato una funzione visiva sufficiente per gesti quotidiani come muoversi in casa, leggere lo schermo del telefono e riconoscere i volti dei familiari.
Il professor Fontana definisce i risultati molto incoraggianti, ma invita alla prudenza: andranno confermati su un numero più ampio di pazienti e seguendoli più a lungo nel tempo. Per ora, dunque, si tratta di dati preliminari su un gruppo ristretto di casi particolarmente difficili.
Perché le donazioni restano fondamentali
Anche questa tecnica, come i trapianti tradizionali, ha bisogno di tessuti donati. In Italia la donazione di cornee è tra le più diffuse e permette ogni anno di restituire la vista a molte persone. Sul tema avevamo raccontato i dati che vedono l’Italia seconda in Europa per donazione di organi. Chi vuole esprimere la propria volontà può farlo, ad esempio, al rinnovo della carta d’identità in Comune. Per qualsiasi dubbio sulla propria vista, il riferimento resta l’oculista.


