Deforestazione in Amazzonia ai minimi dal 1988: persi 3.335 km² di foresta in un anno
I dati satellitari dell'istituto spaziale brasiliano indicano il valore più basso da quando esistono le misurazioni. Ma incendi e siccità restano un rischio.

La deforestazione in Amazzonia è scesa al livello più basso da quando esistono le misurazioni: tra agosto 2025 e luglio 2026 la parte brasiliana della foresta ha perso 3.335 chilometri quadrati di vegetazione. Il dato è stato diffuso il 16 ottobre dall’Inpe, l’istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale, che osserva la foresta dai satelliti dal 1988.
Cosa dicono i dati sulla deforestazione in Amazzonia
Il sistema di monitoraggio si chiama Prodes e confronta ogni anno le immagini satellitari per calcolare quanta foresta è stata abbattuta del tutto. Per dare un’idea delle dimensioni, 3.335 chilometri quadrati sono una superficie un po’ più grande di quella della Valle d’Aosta. Resta una perdita enorme, ma è la più piccola registrata in quasi quarant’anni.
Secondo il governo brasiliano, dal 2023 a oggi il taglio della foresta si è ridotto del 71%. Il confronto con il passato recente è netto: tra il 2019 e il 2022 la deforestazione era cresciuta di circa il 60% e in quel periodo erano stati disboscati oltre 45mila chilometri quadrati.
Perché il taglio della foresta è calato
Dietro il calo c’è il ritorno di un piano di controllo avviato nel 2004 e poi accantonato. Si basa su alcune leve principali:
- controlli e sanzioni sul disboscamento illegale individuato dai satelliti;
- incentivi economici, come fondi aggiuntivi ai comuni amazzonici che riducono la perdita di foresta e credito agevolato per le imprese sostenibili;
- gestione delle aree protette e delle foreste pubbliche.
Tra le proposte allo studio c’è anche quella di negare i prestiti bancari alle proprietà dove viene scoperto un disboscamento illegale. Per l’Observatório do Clima, una rete di organizzazioni ambientaliste brasiliane, i risultati dimostrano che tutela dell’ambiente e crescita economica possono andare insieme.
Incendi e siccità restano una minaccia
Il dato positivo riguarda il taglio netto degli alberi, ma non racconta tutto. Incendi, disboscamento selettivo e siccità interessano circa il 40% dell’ecosistema amazzonico e negli ultimi anni questo “degrado” ha superato per estensione la deforestazione vera e propria. Una foresta degradata resta in piedi, ma perde parte della sua capacità di ospitare specie e di assorbire anidride carbonica.
Nelle ultime settimane i roghi sono tornati ad aumentare, dopo un inizio d’anno vicino ai minimi: un problema che avevamo raccontato anche parlando degli incendi in Amazzonia e del fumo su Manaus. A preoccupare gli esperti è anche il clima: un forte El Niño tra il 2026 e il 2027 potrebbe rendere la foresta più secca e più esposta al fuoco.
Cosa succede ora
Il Brasile si è dato l’obiettivo della deforestazione netta zero entro il 2030, compensando le perdite con il ripristino di nuove aree verdi. Gli esperti ricordano però che i risultati dipendono dalla continuità delle politiche di controllo. I prossimi aggiornamenti dei satelliti diranno se il calo registrato quest’anno potrà consolidarsi o se incendi e siccità riusciranno a frenarlo.


