PFAS, farmaci e microplastiche nelle acque italiane: l’allarme di Legambiente
I contaminanti emergenti sfuggono ai depuratori tradizionali. Microplastiche nel 98% dei campioni di tre laghi del centro Italia e in tutte le stazioni del Po.

Nei fiumi, nei laghi e nelle falde italiane ci sono sostanze che i depuratori tradizionali non riescono a eliminare del tutto. Si chiamano contaminanti emergenti e sono stati al centro dell’analisi presentata da Legambiente all’ottavo Forum Acqua, organizzato a Roma con Utilitalia.
Di cosa si tratta
- residui di farmaci e dei loro derivati
- PFAS, sostanze chimiche usate per rendere i materiali impermeabili e resistenti
- pesticidi e loro derivati
- microplastiche
Arrivano dagli scarichi di industrie, abitazioni e ospedali, oltre che da agricoltura e allevamenti.
I numeri
Nei laghi di Bracciano, Trasimeno e Piediluco sono state trovate particelle di plastica nel 98% dei 9 mila campioni analizzati. Nel Po le microplastiche erano presenti in tutte e sei le stazioni di monitoraggio, in ogni campagna mensile. In Italia nord-occidentale sono state rilevate in 13 falde su 25. Un nuovo studio del CNR suggerisce inoltre che le microplastiche possano favorire la diffusione dei geni di resistenza agli antibiotici.
Il clima peggiora il quadro: le piogge intense trascinano gli inquinanti nei corsi d’acqua, mentre con la siccità i fiumi in secca diluiscono meno gli scarichi.
Cosa cambia con le nuove regole
Una direttiva europea in vigore da maggio 2026 allarga l’elenco degli inquinanti da controllare e rende più severi i limiti per PFAS, bisfenoli, pesticidi e farmaci, con nuove regole applicabili dal dicembre 2027. Legambiente chiede che l’Italia la recepisca rapidamente e propone, tra l’altro, un monitoraggio con dati pubblici e comprensibili, il principio “chi inquina paga” e il riuso delle acque depurate.


