Trovato il lampo radio più lontano: è partito quando l’Universo aveva 3 miliardi di anni
Il lampo radio veloce FRB 20240304B ha viaggiato per circa 10 miliardi di anni prima di essere captato in Sudafrica. È il più distante mai osservato.

Un fast radio burst, cioè un lampo radio brevissimo e molto energetico, è stato individuato a una distanza mai raggiunta prima: è partito quando l’Universo aveva circa 3 miliardi di anni e ha viaggiato per altri 10 miliardi prima di arrivare ai nostri strumenti. La scoperta, descritta sulla rivista Science, porta il nome di FRB 20240304B.
Cos’è un fast radio burst
I lampi radio veloci sono impulsi che durano una frazione di secondo ma liberano una quantità enorme di energia. Possono arrivare da qualsiasi punto del cielo, senza preavviso, e per questo sono difficili da intercettare. Dal 2007, anno del primo avvistamento, ne sono stati registrati oltre 10.000.
La loro origine non è ancora chiara del tutto. Alcuni potrebbero essere prodotti dalle magnetar, stelle di neutroni con campi magnetici potentissimi; altri forse da scontri tra stelle di neutroni o buchi neri.
Come è stato trovato il fast radio burst più lontano
Il segnale è stato captato dal radiotelescopio MeerKAT, in Sudafrica. Per capire da dove venisse, gli astronomi hanno poi usato il telescopio spaziale James Webb, che ha individuato la galassia di origine. Misurando lo spostamento verso il rosso della sua luce, il cosiddetto redshift, i ricercatori hanno calcolato la distanza: il lampo ha attraversato circa l’80% della storia cosmica.
La galassia da cui è partito è giovane e molto piccola, ricca di stelle in formazione e povera di elementi pesanti, come erano spesso le galassie dell’Universo primordiale. Lo studio è firmato da un gruppo che comprende l’astrofisica Themiya Nanayakkara dell’Università di Sydney.
Perché questa scoperta è importante
Prima di tutto dimostra che questi lampi possono percorrere distanze enormi restando misurabili. Mentre viaggiano, i segnali attraversano gas e materia sparsi tra le galassie e ne portano con sé una traccia: per questo potrebbero diventare una specie di sonda per studiare regioni dello spazio altrimenti invisibili.
La scoperta suggerisce anche che i lampi radio veloci potessero essere comuni già nell’Universo giovane. Come già accaduto per altri studi sul cielo profondo, come quello sul legame tra pianeti e stelle, ogni osservazione aggiunge un tassello a una storia ancora in gran parte da scrivere.
Cosa resta da capire
Gli astronomi non sanno ancora quale oggetto abbia prodotto questo lampo, né se si tratti di un evento isolato o di una sorgente che si ripete. Nuove osservazioni nella stessa direzione potranno dirlo: se il segnale tornasse, sarebbe più facile studiarne l’origine.

