mercoledì 14 Ottobre 2026
Il Giornale Sottovoce, home page
Curiosità

Puntura d’ape: perché il pungiglione continua a iniettare veleno

Uno studio ha svelato come funziona il pungiglione delle api: una piccola pompa a doppio pistone che lavora fino a un minuto anche dopo essersi staccata.

Puntura d'ape: perché il pungiglione continua a iniettare veleno

Chi ha subito una puntura d’ape lo sa: il pungiglione resta spesso nella pelle. Quello che pochi sanno è che, anche dopo essersi staccato dall’insetto, continua a iniettare veleno per un po’. Un gruppo di ricercatori della Macquarie University di Sydney ha scoperto come ci riesce, e lo ha raccontato in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS.

Un pungiglione piccolo ma complesso

Il pungiglione dell’ape mellifera è lungo al massimo un paio di millimetri, ma è una piccola meraviglia di ingegneria. È formato da due lame seghettate, chiamate lancette, che si muovono avanti e indietro in modo indipendente. I loro dentini a uncino lo fanno penetrare sempre più in profondità e gli impediscono di uscire: per questo, quando l’ape vola via, il pungiglione si stacca e l’insetto muore.

Come funziona la pompa del veleno

Grazie a video ad altissima velocità, tomografie e modelli al computer, i ricercatori hanno osservato che ogni lancetta è collegata a una piccola struttura flessibile, simile a un ombrello, che si trova dentro la camera del veleno. Quando la lancetta scende, l'”ombrello” si apre contro le pareti e spinge il veleno nella ferita, come lo stantuffo di una siringa. Quando risale si chiude, così il veleno non torna indietro. Le due lancette lavorano a turno.

Gli autori parlano di una vera pompa a doppio pistone. Il pungiglione contiene anche muscoli, nervi e una riserva di veleno: per questo continua a funzionare fino a circa un minuto dopo la puntura, anche senza l’ape.

Cosa significa in pratica

Proprio perché il pungiglione continua a pompare veleno, la regola di buon senso è toglierlo il prima possibile: meno resta nella pelle, meno veleno entra. Di solito si consiglia di farlo raschiandolo via con il bordo di un’unghia o di una tessera, senza strizzarlo con le dita. Poi si lava la zona e si può applicare qualcosa di freddo per dare sollievo.

Chi sa di essere allergico, o ha sintomi come difficoltà a respirare, gonfiore del viso o malessere generale, deve invece chiamare subito i soccorsi o rivolgersi al medico.

Un’idea per la tecnologia

Secondo i ricercatori, questo meccanismo così efficiente potrebbe ispirare nuove micropompe, per esempio per dispositivi medici. Ancora una volta, la natura ha trovato una soluzione elegante prima di noi.