martedì 20 Ottobre 2026
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Scienza e Tecnologia

Addio al secondo intercalare: dal 20 maggio 2027 gli orologi non lo aggiungeranno più

La Conferenza generale dei pesi e delle misure ha deciso: dal 2027 il tempo ufficiale non riceverà più il secondo in più usato dal 1972 per stare al passo con la Terra.

Addio al secondo intercalare: dal 20 maggio 2027 gli orologi non lo aggiungeranno più

Il secondo intercalare, quel secondo in più che dal 1972 viene aggiunto di tanto in tanto agli orologi ufficiali del mondo, va in pensione. Lo ha deciso a Versailles, vicino a Parigi, la Conferenza generale dei pesi e delle misure (CGPM), l’organismo internazionale che custodisce le unità di misura: dal 20 maggio 2027 il tempo coordinato universale, l’UTC, diventerà continuo e non subirà più correzioni di questo tipo.

Cos’è il secondo intercalare

Esistono due modi di misurare il tempo. Il primo si basa sugli orologi atomici, precisissimi e regolari. Il secondo segue la rotazione della Terra, che invece non è perfettamente costante: il nostro pianeta a volte rallenta e a volte accelera di qualche frazione di secondo.

Per evitare che i due tempi si allontanassero troppo, quando la differenza si avvicinava a 0,9 secondi veniva aggiunto un secondo all’UTC, di solito alla fine di giugno o di dicembre. In pratica, quel giorno un minuto durava 61 secondi. Dal 1972 è successo 27 volte, sempre in modo irregolare; l’ultima il 31 dicembre 2016.

Perché il secondo intercalare viene abolito

Il problema principale riguarda i computer. Molti sistemi informatici e di telecomunicazione gestiscono male quel secondo in più, che tra l’altro è difficile da prevedere: viene annunciato con meno di sei mesi di anticipo. In passato, in occasione delle correzioni del 2012, 2015 e 2016, alcuni server hanno avuto malfunzionamenti.

C’è poi una novità recente. Negli ultimi anni la Terra ha ruotato un po’ più in fretta, e per la prima volta si è cominciato a parlare di un secondo intercalare negativo, cioè da togliere invece che da aggiungere. Le simulazioni hanno mostrato che molti dispositivi non saprebbero gestirlo, con il rischio di guasti in settori delicati come reti elettriche, trasporti, telecomunicazioni e finanza. Da qui la scelta di eliminare il meccanismo.

Cosa cambia per noi

Nella vita di tutti i giorni, praticamente nulla. I nostri telefoni e orologi continueranno a segnare l’ora giusta, e il cambio tra ora legale e ora solare non c’entra niente con questa decisione.

Quello che cambia è che il tempo degli orologi atomici e quello legato alla rotazione terrestre potranno allontanarsi lentamente, senza correzioni. La CGPM ha fissato un limite massimo di un’ora: solo se lo scarto arrivasse a quella soglia servirebbe intervenire. Secondo gli esperti, però, ci vorranno molti secoli. Nel frattempo, gli unici a notare qualcosa potrebbero essere gli appassionati di meridiane, che vedranno il mezzogiorno del Sole spostarsi di pochissimo rispetto a quello dell’orologio.

La misura del tempo, del resto, è un tema che appassiona anche fuori dalla Terra: gli scienziati stanno lavorando persino a un’ora ufficiale per la Luna.